La Majella
Il massiccio della Majella si presenta per chi lo osserva da lontano, come una grossa cupola; la sua forma arrotondata non lascia intendere che, con i suoi 2.793 metri di Monte Amaro, é la seconda vetta dell’Appennino.
La forma di grande cupola si spiega, fondamentalmente, con la natura calcarea della roccia che nell’arco di milioni di anni é stata scavata, erosa, modellata dai ghiacci, dalle acque superficiali e dai venti; manifestazione dell’azione di agenti erosivi sono ancora oggi leggibili nei circhi glaciali e negli anfiteatri morenici; doline, inghiottitoi e grotte sono invece prova dell’azione carsica su queste rocce.
Fattori climatici, morfologici e topografici differenziano il versante orientale, più brullo e solcato da profondi valloni, da quello occidentale, più verdeggiante e compatto.
Il fenomeno del carsismo é testimoniato da numerose grotte fra le quali la Grotta del Cavallone nel vallone di Taranta.
Dal punto di vista vegetazionale, prevale in estensione, sulle altre specie arboree, il faggio: estese faggete, infatti, ricoprono ampie zone comprese tra gli 800/1.000 metri ed i 1.800/2.000 metri s.l.m., lasciando il posto alla mugheta che arriva a circa 2.300 metri. Al si sopra del pino mugo, la vegetazione arborea lascia il posto a quelle specie erbacee di rara bellezza estremamente adattate a vivere in condizioni avverse: la silene a cuscinetto, la stella alpina appenninica e la soldanella della Majella. Altre specie floristiche di grande importanza, sono il giglio martagone ed il giglio rosso, la genziana dinarica e l’aquilegia di Re Otto, la peonia e tante altre ancora che rendono la Majella “la montagna più fiorita d’Europa”.
Anche dal punto di vista faunistico la Majella annovera specie ad alta valenza ecologica, spesso rare, in alcuni casi in via d’estinzione: lí’orso bruno marsicano, il lupo, il cervo, il capriolo ed il camoscio tra i mammiferi; tra gli uccelli importante la presenza di grandi rapaci: l’aquila reale, il falco pellegrino, l’astore, il gufo reale.
Ma la Majella non é soltanto natura; tanti sono i segni sul territorio della presenza antropica. Fin dal Paleolitico l’uomo ha scelto questi territori, instaurando con essi uno stretto rapporto; cacciatori, agricoltori e pastori hanno da sempre vissuto su questa montagna, in alcuni casi modificandone anche il paesaggio come ad esempio con disboscamenti, spietramenti per rendere coltivabili i terreni o per costruire le capanne in pietra a secco. 
Di notevole importanza sono anche le testimonianze lasciate da coloro che utilizzarono questi monti per nascondersi. Eremiti e briganti, accomunati dall’intento di cercare i posti più reconditi di questi territori, erano mossi gli uni dall’esigenza di instaurare un rapporto più profondo con Dio, gli altri dalla necessità di sfuggire alla legge. 
Nel Medioevo divenne luogo di preghiera per numerosi eremiti tra cui Pietro da Morrone divenuto poi Papa Celestino V. Eremi ed Abbazie fiorirono così numerosi che il Petrarca definì la Majella Domus Christi.
Majella é anche bagaglio di tradizioni e cultura: la lavorazione della pietra ad opera dei maestri scalpellini, del rame, del legno e del ferro battuto, del merletto al tombolo e della filigrana d’oro e díargento, ed ancora le feste paesane e le sagre arricchiscono i centri storici dei paesi arroccati sulle pendici di questa suggestiva montagna che, dal 1991, insieme al Monte Morrone é diventato Parco Nazionale.
Un Parco recente di 74.095 ettari di estensione, 39 Comuni e 10 Riserve Naturali. Tutto questo é il Parco Nazionale della Majella, un patrimonio naturale e culturale.
Invito alla VISITA
 
 
Montagna
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La Majella Occidentale
In autunno
Anfiteatro delle Murelle
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