Il Borgo di San Tommaso in Becket
A pochi chilometri da Caramanico, nella frazione di S. Tommaso, si può visitare l’omonima chiesa. La frazione è situata in uníarea popolata già da epoche remote, quando era un piccolo nucleo rurale, i cui abitanti vivevano prevalentemente di agricoltura e pastorizia. La Chiesa di S. Tommaso possiede un notevole valore artistico ed è il più interessante tra i numerosi edifici religiosi di Caramanico. Essa Ë ubicata in prossimità di uníarea nota già dall’VIII secolo d.C. come "Paterno", e risale agli inizi del XIII. La storia della costruzione di questa chiesa, che conserva tutte le caratteristiche dell’edificio romanico, è stata particolarmente tormentata. I lavori iniziarono nel 1202 e dovevano rispettare un progetto grandioso che prevedeva un portico, un pulpito, pilastri compositi all’interno e numerose decorazioni scultoree eseguite da grandi maestri scalpellini. Nel 1219 la costruzione era già terminata ed il progetto iniziale notevolmente semplificato, per motivi a noi sconosciuti. Il portico - ad esempio - non fu più costruito, ma i pilastri che dovevano sorreggerlo sono ancora oggi visibili sulla facciata. Due finestre non previste dal progetto furono inserite sulla stessa e tutte le sculture già pronte sistemate senza uno schema preciso. Al ‘300 ed al ‘700 risalgono interventi di restauro dovuti ai danni provocati dai sismi, mentre gli ultimi lavori sono stati svolti negli anni 1968/1971 ed hanno comportato interventi in qualche caso radicali. La facciata conserva molte interessanti sculture e mostra i segni di una conclusione frettolosa dei lavori di costruzione dellíedificio. Ad esempio líarchitrave del portale centrale, che reca scolpiti Cristo in trono e ai lati gli Apostoli, era stato progettato per un portale più largo: esso infatti si presenta sproporzionato rispetto alle dimensioni di quello attuale. Nella lunetta si scorge un disegno in terra rossa raffigurante una Madonna col Bambino. Sugli stipiti laterali, pregevoli ornati vegetali. A sinistra una piccola immagine, verosimilmente dell’ Abate Berardo, monaco agostiniano, che regge in una mano il pastorale e nellíaltra il modellino della chiesa. Allo stesso personaggio si riferisce l’iscrizione del portale laterale a sinistra, a conferma che il complesso nacque per iniziativa di una comunità agostiniana, che volle dedicarla a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury assassinato nel 1170 nell’omonima cattedrale in Inghilterra. Percorrendo il passaggio a sinistra della facciata saremo nella zona absidale, impreziosita dalle due figurine dell’Arcangelo Gabriele (con in mano le palme) e della Madonna, poste ai lati della monofora. La statuina della Madonna ha perso i suoi tratti originari al punto che oggi si presenta "barbuta": in realtà le due statuine componevano la scena dell’Annunciazione. L’interno si presenta a tre navate divise da pilastri sui quali poggiavano inizialmente archi ogivali, dei quali qualcuno è ancora in sede, con il pavimento a tre livelli. L’elemento architettonico che attira subito l’attenzione è la "colonna santa", a destra dellíingresso, una colonna dall’esile fusto quadrangolare con un originalissimo capitello ad ombrello. Quasi tutti gli ornati della chiesa rimandano al repertorio decorativo dell’Abbazia di S. Clemente a Casauria, alla quale si ispirava del resto il progetto dell’edificio stesso; non esiste tuttavia nel repertorio figurativo casauriense un esempio simile a quello della colonna santa, che rimane invece una rielaborazione spontanea e personale degli artisti di Caramanico. I quattro magnifici leoni stilofori, dall’espressione più umana che ferina, dovevano sorreggere un pulpito mai costruito, e sono espressione di un artista di alta qualità. Anche all’interno della Chiesa sono visibili ornati di vario genere sistemati qua e là - tra gli altri, il telamone murato nel quarto pilastro a destra dell’ingresso - mentre meritano attenzione i pregevolissimi affreschi del pilastro successivo, in buono stato di conservazione. Essi risalgono al ‘200 ed illustrano in alto la Deposizione di Cristo dalla Croce, al centro la Sepoltura, in basso la Discesa al Limbo mentre, calpestando il Demonio, Egli conduce fuori dal Limbo i progenitori Adamo ed Eva. Su un pilastro a sinistra è invece la grande immagine di S. Cristoforo col Bambino sulla mano, realizzata nella stessa epoca, mentre gli affreschi dell’abside risalgono al ‘700. Degne di nota sono inoltre le due acquasantiere: quella posta a destra dell’ingresso risale al 1890 ed è opera di Maurizio Morizio, come leggiamo nell’iscrizione interna ad essa e reca sul fondo, in rilievo, quattro pesci. La vasca di sinistra è invece di epoca anteriore, ed ha il fondo caratterizzato da immagini in rilievo di animali. Sotto il presbiterio c’è una minuscola cripta con un pozzo, la cui presenza potrebbe essere collegata ad una vasca forse destinata ad un allevamento di pesci presente sullo stesso sito prima della costruzione dell’edificio. Sulle pareti della cripta piccole mensole in pietra servivano per sorreggere le candele. L’intero complesso restò agli agostiniani fino al ‘300, quando la comunità religiosa abbracciò quella celestina e nell’ ‘800 passò ai Carmelitani di Sulmona: la parte dell’edificio destinata a monastero fu invece utilizzata per abitazioni rurali, e oggi è totalmente in disuso. Fino agli anni ‘50 si svolgeva a San Tommaso una processione con la quale si chiedeva la benedizione delle campagne della zona. La tradizione sopravvive oggi in forma di festa patronale, che continua a svolgersi il Lunedì dell’Angelo. Nell'area circostante la chiesa, sono state rinvenute, negli anni ‘40, circa cinquanta statuine votive in bronzo, di cui trentatre recuperate, risalenti al III-II secolo a.C. Esse raffigurano Ercole, eroe e semidio simbolo di valore e forza fisica, venerato anche come protettore della fecondità del suolo. Pur nella loro semplicità formale i bronzetti sono di grande aiuto per comprendere la cultura della popolazione che li ha prodotti; per questo sono stati oggetto di studio ed oggi vengono conservati presso la Sezione Archeologica del Centro Visitatori "P. Barrasso" di Caramanico. 

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