05 Agosto 2020

Orchidea, maestra dell’inganno

Lungo i sentieri
scritto da Paola Di Martino il 20-04-2020 15:53
E’ primavera e subito si pensa ai fiori e la Majella, si sa, è la “montagna dei fiori” per eccellenza. Qui la bella stagione, come un pittore, si diverte a pennellare con tinte multicolori i prati di montagna ed il sottobosco.

Majella, paradiso dei botanici

La Majella è storicamente la “montagna dei fiori” per eccellenza. Fin dagli inizi dell’Ottocento infatti il suo territorio è stato esplorato da botanici che qui potevano dare sfogo alla passione per la flora. Il territorio che oggi è ricompreso nel Parco Nazionale della Majella infatti può essere considerato un hot spot di biodiversità, soprattutto vegetale.
Oggi nella flora della Majella vengono annoverate 2286 specie, 201 sono endemiche italiane, di cui 15 endemiche del Parco: in pratica, vuol dire che vivono rispettivamente solo in Italia o solo nel territorio del Parco. Un numero elevatissimo che costituisce 65% della flora abruzzese ed il 30% di quella italiana.

Il fiore è un inganno

Cos’è il fiore e a cosa serve? Il fiore è l’organo riproduttivo delle piante e serve quindi a perpetuare la specie. Nel fiore sono contenuti gli organi riproduttivi femminili e maschili, i pistilli e gli stami. Gli stami contengono il polline che serve a fecondare gli organi femminili. L’impollinazione però non è cosa semplice. Molte piante la affidano al vento, ma moltissime hanno bisogno degli insetti. Gli insetti impollinatori vanno però attirati. Poiché le piante sono immobili (e silenziose): devono dispiegare tesori di ingegno per essere notate dai popoli alati! Possono contare però su una serie di armi di seduzione messe a loro disposizione dall’evoluzione: il colore, la forma, la dimensione e la fragranza dei loro fiori. E già, il fiore serve ad ingannare gli insetti!

Le orchidee, fiori ingannatori

Tornando al Parco Nazionale della Majella è bene ricordare che molte delle specie che vivono sulla Montagna Fiorita sono orchidee. Nel territorio del Parco se ne contano circa 80 specie. Palena, uno dei comuni del Parco in provincia di Chieti, è il comune italiano sul cui territorio si contano più specie di orchidee in Italia e per questo qui è nato un festival per celebrare questi fiori così particolari. Nel territorio del Parco vive inoltre una delle orchidee più rare degli Appennini: la Scarpetta di Venere.

Se il fiore nella maggior parte delle piante è un inganno possiamo dire che le orchidee sono tra le specie più evolute nell’ingannare.
L’impollinazione nelle orchidee è opera degli insetti (impollinazione entomofila). A seconda del genere però gli insetti interessati e soprattutto i meccanismi messi in atto dalle orchidee per attirarli, cambiano e sono spesso anche molto ingegnosi.

Le appartenenti al genere Cephalanthera, ad esempio, sono delle “ingannatrici visuali” per i loro impollinatori. Mancando infatti di nettare contano sulla loro somiglianza con altri fiori nettariferi per attirare gli insetti. Anche alcune orchidee del genere Orchis (O. morio ed O. mascula) prive di nettare hanno fiori con una forma che ricorda quelli con nettare. In questi casi l’insetto si poserà sul fiore sicuro di una gustosa ricompensa: ne volerà via però non solo a bocca asciutta, ma anche carico del polline dell’orchidea. Il polline infatti, sotto forma di masse appiccicose, si sarà attaccato al capo dell’insetto mentre questo cercava invano il nettare del fiore.

Altro caso interessante è quello della Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) che deve il suo nome al labello, parte dell’orchidea sulla quale in genere si posa l’insetto, che ha una forma che ricorda una pantofola all’interno della quale vi è un liquido odoroso. L’insetto impollinatore, attratto dagli odori secreti dalla pianta, entra nel labello e finisce nel liquido, da cui ovviamente cerca di uscire. I bordi ripiegati all’interno del labello, però, gli impediscono di uscirne da un punto qualsiasi, convogliandolo ad una specifica apertura, unica via di salvezza: attraversandola, l’insetto si caricherà del polline del fiore, localizzato proprio in prossimità dell’apertura stessa.

Le Ofridi, maestre d’inganno

Tra le orchidee il genere Ophrys può essere considerato il più evoluto nell’ingannare gli insetti. L’impollinazione di queste orchidee è infatti esclusivamente entomofila. A volte la specializzazione è così estrema che ad essere attirata è una sola specie di insetto o al massimo due.

I tipi di inganno sono tre:

Inganno visivo
In questo genere di orchidee il labello, petalo del fiore che attira l’insetto, ha una forma ed un colore particolari tale da imitare alla perfezione l’addome degli individui femminili dei loro insetti impollinatori.

Inganno tattile
Il labello è anche ricoperto di peluria che può essere uniforme o formare motivi e forme particolari e questo non fa altro che rendere l’inganno ancora più realistico, soprattutto quando l’insetto maschio si va a posare su di esso che che così camuffato risulta essere una vera e irresistibile “pista di atterraggio”.

Inganno olfattivo
Le orchidee del genere Ophrys sono talmente evolute da essere in grado di secernere feromoni, sostanze odorose che gli insetti utilizzano per comunicare la loro disponibilità all’accoppiamento.

Questa somiglianza induce l’animale a posarsi sul labello con l’intenzione di accoppiarsi e anche dopo essersi posato gli stimoli tattili, olfattivi e visivi gli impediscono di scoprire l’inganno. Durante l’accoppiamento i movimenti dell’insetto causano l’adesione sul proprio corpo del polline del fiore. Questo verrà poi trasportato sul fiore successivo con il quale l’insetto proverà di nuovo ad accoppiarsi. Poveri maschietti e che furbe queste orchidee!
Non stupisce quindi come molte orchidee del genere Ophrys abbiamo nel proprio nome scientifico riferimenti agli insetti. Alcuni esempi sono l’Ophrys apifera, l’Ophrys insectifera o anche l’Ophrys fuciflora.

Sicuramente le orchidee ci lasciano affascinati grazie ai loro colori e alle loro forme e la primavera è il momento in cui abbelliscono i prati ed il sottobosco. Le loro strategie riproduttive però le rendono sicuramente ancora più interessanti.


Guardare ma non toccare!

Come tante altre specie floristiche, è bene ricordare che le orchidee sono specie protette su tutto il territorio nazionale. Se le incontri fotografale, disegnale e conserva per sempre la loro bellezza nei tuoi ricordi. Non raccoglierle per nessun motivo. Molte specie sono rare.


Si ringraziano per le foto: Luciano Di Martino, Antonio Antonucci, Libero Middei



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